Previdenza per i giovani

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Il Tema della Previdenza in Italia è stato spesso affrontato dalle varie forze politiche con inevitabili contrasti per quantificare le risorse necessarie da stanziare per affrontare l’emergenza sociale delle future pensioni alle previsioni su base demografica degli assegni previdenziali stessi.

Le generazioni di lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi dopo il 1996, sono soggetti al sistema contributivo che altro non è che un sistema che prevede la corresponsione della pensione a fronte degli oneri previdenziali versati durante tutta la carriera lavorativa, sistema pertanto ben diverso dal retributivo di cui hanno goduto i nostri padri e nonni.

Il Contributivo è certamente un sistema più “equo” del retributivo in quanto l’assegno previdenziale è correlato al montante contributivo che ciascun lavoratore accumula negli anni e non in relazione alle ultime retribuzioni percepite, però esistono alcuni fattori che possono rendere questo processo molto sconveniente nel lungo termini ai fini pensionistici :

 

  1. Fattori Demografici : I contributi previdenziali versati dagli attuali lavoratori non sono sufficienti a garantire la copertura delle pensioni attualmente erogate a chi è già in pensione in quanto l’età media si è di molto elevata e ciò rappresenta un vero conflitto generazionale fra le rendite percepite dagli attuali pensionati e che invece la pensione deve costruirsela.
  2. Aliquote di retrocessione: Sono dei coefficienti che servono a trasformare il montante previdenziale accantonato durante gli anni lavorativi in rendita pensionistica, i quali sono periodicamente ritoccati al ribasso a causa dei predetti fattori demografici.
  3. Recessione del Paese : Siccome i contributi previdenziali versati sono rivalutati in base alla crescita del Pil, è facile intuire come l’attuale fase recessiva della nostra Economia possa incidere anche negativamente sulla crescita dei nostri contributi versati.

 

Il quadro si rende ancora più fosco e preoccupante dalla dilagante precarietà del lavoro in Italia che colpisce in modo massimo i giovani.

La soluzione per chi ha un lavoro è quella di inziare a versare da subito in una forma pensionistica complementare in quanto ogni anno di indecisione che posticipa l’azione costa in termini di assegno previdenziale incassato o esborso annuale per ottenere lo stesso risultato finale.

Ad esempio :

 

  1. Trent’enne, dipendente che ha appena iniziato a versare i contributi andrà in pensione a 69 anni con il 65% della sua attuale busta paga.
  2. Quarant’enne , dipendente che ha iniziato a versare i contributi a trenta, andrà in pensione a 67 anni con il 61% della sua attuale busta paga.

 

Gli stessi esempi di cui sopra, paramentrati ad un lavoratore autonomo, vedono una riduzione del futuro assegno pensionistico rispetto alla loro attuale busta paga rispettivamente al 47% nel caso del trent’enne ed al 43% nel caso del quarant’enne.